IL CENTRO DI MEDICINA ESTETICA
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TRATTAMENTO DELLE CICATRICI E DELLE SMAGLIATURE
14 giugno 2018

IL LIFTING SENZA BISTURI

a cura del Dott. Bruno Bovani


Attraverso la combinazione delle metodiche: filler volumizzanti, ultrasuoni e laser
Il ricorso al lifting classico è diminuito percentualmente moltissimo perché i pazienti sono sempre meno disposti a periodi di convalescenza postoperatoria, ma anche perché la tecnologia medico-estetica è migliorata in maniera sensibile. La combinazione di filler volumizzanti di ultima generazione con innovativi medical device ed energy device, come laser e ultrasuoni, permette oggi di spostare molto più avanti l’età dell’intervento chirurgico.
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Alla luce di questi cambiamenti, nella mia attività professionale, non propongo più il lifting chirurgico prima dei 60-65 anni. Il lifting senza bisturi è tanto più efficace quanto migliore è la qualità della pelle: l’elemento dirimente è, dunque, la condizione dei tessuti. Se siamo di fronte a tessuti che mostrano un forte calo della tonicità, tentare di ripristinare la fisionomia originaria del volto esclusivamente con l’ausilio dei filler spesso non consente di raggiungere buoni risultati, perché, se da un lato, si migliorerà il tono della pelle, si manifesterà, dall’altra, il rischio di un eccessivo riempimento e di una innaturale alterazione dei lineamenti del viso. Conviene allora abbinare ai filler altre metodiche che spesso precedono l’applicazione dei volumizzanti. Concretamente, ad esempio, è consigliabile cominciare con trattamenti con ultrasuoni o laser, che hanno l’effetto di ricompattare i tessuti, dopodiché si procede con l’applicazione dei filler per il ripristino dei volumi. Nel decidere quale sia il protocollo più efficace da adottare, risulta di grande utilità analizzare la situazione di partenza del paziente attraverso fotografie sia tradizionali che tridimensionali. Queste ultime, in particolare, grazie a un particolare software, consentono anche di simulare quello che sarà l’effetto concreto sul paziente dei trattamenti che si stanno per realizzare. Si tratta, dunque, di una tecnologia che aiuta il medico a compiere la scelta migliore, ma che favorisce, altresì, una piena consapevolezza da parte dei pazienti.

Focalizzando ora la nostra attenzione sull’applicazione dei volumizzanti, la tecnica più avanzata attualmente in uso è quella definita Dual Plan, che consente di lavorare su due piani anatomici diversi, superficiale e profondo, realizzando in pratica tutte le possibilità di volumizzazione. Grazie a questa tecnica, si possono abbinare efficacemente le caratteristiche di un filler “dinamico” come RHA 4, appositamente pensato per il ripristino dei volumi delle tempie e dell’ovale del viso – per dare volume in aree dinamiche estese –, con quelle di un filler specifico come Ultra Deep, ideale per la creazione di volume in aree circoscritte, ad esempio zigomo e mento. A differenza di RHA 4, che è adatto a iniezioni sottocutanee superficiali, Ultra Deep si inietta in profondità (pre-periostio) in aree localizzate e va ad agire sui cuscinetti di grasso profondi. Il concetto del Dual Plan consiste proprio in questo doppio piano di azione: la parte più profonda, strutturale, trattata con l’Ultra Deep, permette di fornire una buona base di appoggio per RHA 4, che viene applicato più in superficie. In altre parole, con Ultra Deep si creano i “pilastri” e le “colonne” di sostegno dello zigomo; elementi portanti sui quali si va ad agire successivamente con RHA 4.

In dettaglio, come si procede? Naturalmente c’è una grande variabilità da caso a caso, ma in linea di massima, se ci concentriamo sulla zona zigomatico- malare-mandibolare – cioè, l’area che più frequentemente viene trattata con i volumizzanti –, si parte solitamente con una prima seduta nella quale lavorare in maniera specifica sull’area zigomatica, per poi affrontare, nella seconda seduta, l’area malare e quella mandibolare (o solo una delle due in base alla situazione del paziente). Il trattamento dell’area zigomatica con Ultra Deep porta già di per se a un innalzamento dell’area malare, cioè della guancia. L’effetto lifting si completa con l’applicazione di RHA 4 nell’area malare, mentre sull’area mandibolare – soprattutto, nel caso di un profilo mandibolare maldefinito con le classiche fossette (la mentoniera e quella all’angolo mandibolare) – è consigliabile affidarsi all’Ultra Deep, applicandolo proprio nella fossetta, in modo che faccia da sostegno per la linea mandibolare. Subito dopo, si procede alla correzione del profilo mandibolare con RHA 4 mediante microcannula. Quando cominciare?

Al di là di casi nei quali si siano verificati forti dimagrimenti, situazioni nelle quali l’uso dei volumizzanti è consigliato anche in soggetti giovani, altrimenti di fronte a un normale crono-invecchiamento questi trattamenti sono consigliabili a partire dai 45-50 anni, e risultano assai utili, ad esempio, in persone che già affrontano problemi di menopausa con il relativo calo degli estrogeni che porta a una perdita di volumi. Ma anche gli uomini, intorno a questa età, cominciano a ricorrere sempre più spesso ai volumizzanti. La durata del trattamento è molto lunga. Una volta realizzato il primo impianto sull’intera zona zigomatico-malare-mandibolare, viene programmato dopo circa otto mesi un trattamento di mantenimento che prevederà alcuni ritocchi con RHA 4 nella linea mandibolare e nella zona zigomatica. Rispetto al filler “dinamico”, Ultra Deep dura di più, circa un anno e mezzo. Quindi, la volta successiva, a distanza di altri 7-8 mesi, quando il paziente ritornerà per fare il nuovo mantenimento, si replicherà il trattamento iniziale, abbinando Ultra Deep e RHA 4 secondo la tecnica Dual Plan. In conclusione, parlando di ripristino dei volumi, la cosa più importante mi sembra quella di salvaguardare coloro che non vogliono trasformazioni della propria fisionomia. E per raggiungere questo obiettivo è spesso necessario abbinare le metodiche. Prima di intervenire con i filler è bene fornire una impalcatura con altre tecniche (laser, ultrasuoni), proprio per evitare riempimenti esagerati che andrebbero ad alterare profili e lineamenti originari dei pazienti.