COMBATTERE CELLULITE E ADIPOSITÀ
23 Maggio 2018
10 ANNI DI LIPOLISI LASER
23 Maggio 2018

BIORISTRUTTURAZIONE DERMICA

Dott. Giovanni Turra


Con fili in Polidiossanone
L’utilizzo di fili sottocutanei a scopo bio-rivitalizzante o bio-ristrutturante risale ancora a molto tempo fa. I primi utilizzi già trent’anni fa quando venivano utilizzati alcuni fili riassorbibili fino all’utilizzo anche di fili d’oro. La metodica si presentava abbastanza indaginosa e cruenta con riduzione nel tempo del suo campo di applicabilità.
Continua a leggere

Parlando di bio-ristrutturazione dermica con fili in polidiossanone non si parla di fili di sospensione o di ancoraggio ma nel caso specifico di questa esperienza di monofilamenti di polidiossanone (PDO) montati singolarmente all’interno di un ago di varie dimensioni e diametro. La tecnica tramite questo nuovo approccio a singolo ago è divenuta più semplice e pratica, senza ricorso ad anestesia.

Il polidiossanone appartiene alla famiglia dei materiali riassorbibili poliesterici. Si ottiene dalla polimerizzazione a catena aperta del p-dioxanone. Questa sutura chirurgica è utilizzata da tempo specialmente in cardiochirurgia pediatrica e chirurgia oftalmologica e come scaffold bio-attivo seminabile in ingegneria tissutale.

Il filo viene degradato per idrolisi enzimatica delle catene estere per dissoluzione fisica dovuta ai liquidi corporei e per fagocitosi cellulare. I composti vengono eliminati con le urine e/o attraverso il ciclo dell’acido citrico. Il riassorbimento è quasi nullo nei primi tre mesi dall’impianto per poi divenire più rapido completandosi intorno ai 6-8 mesi.

Il PDO crea una attività antibatterica e crea una minima reazione infiammatoria nei tessuti periferici. L’indicazione alla tecnica rimane alle lievi lassità del viso e del corpo, correzione delle rughe superficiali del viso ed azione tonificante in generale della cute. Tra i criteri di esclusione a tale procedure rimangono le patologie infiammatorie cutanee in atto, le patologie sistemiche autoimmuni, i soggetti in terapia anticoagulante e chi è predisposto allo sviluppo di cicatrici ipertrofiche o cheloide.

Negli anni si sono susseguiti fili di sospensione non riassorbibili, parzialmente riassorbibili ed ultimamente anche completamente riassorbibili. Nella mia esperienza preferisco fili in monofilamento o avvolti a spirale (screw) con aghi da 25 a 31G e con lunghezze da 30 a 150 mm al fine di potersi adattare alle diverse aree anatomiche del viso e del corpo. I fili non vengono ancorati, l’introduzione è semplice ed ogni filo è inserito in un singolo ago cavo dedicato monouso. Il filo in PDO è abbastanza standard nella sua composizione mentre l’ago può fare la differenza. La qualità dell’ago rende la procedura più semplice nella sua esecuzione con un dolore ridotto nella fase di inserimento.

L’azione bio-ristrutturante è data dallo stimolo meccanico dell’ago, dal supporto fisico della maglia di fili, anche in base al numero ed all’orientamento degli stessi, e dallo stimolo chimico indotto dal processo di degradazione del PDO. Il filo può essere deposto seguendo le linee di elasticità cutanee (linee di Langer) per avere un effetto più riempitivo, oppure ortogonali a queste per avere un effetto più tensore simile.

Gli effetti immediati sono dati dal passaggio dell’ago (effetto needling) a cui corrisponde anche una deformità della matrice extracellulare. Lo stress meccanico induce la differenziazione delle cellule dello stipite fibroblastico in mio-fibroblasti responsabili della reazione di turgore e tensione post trattamento.

Lo stimolo chimico è dato dalla degradazione del filo stesso, che avviene in circa 6-8 mesi, con effetti immediati e ritardati che riguardano la neoformazione di fibre collagene ed elastina, la neoangiogenesi e l’attivazione del metabolismo nelle aree peri-impianto. Nel post immediato possono essere presenti eritema diffuso e lividi. Nell’impianto di un numero elevato di fili è possibile percepire nei primi giorni una sensazione di costrizione o puntiforme dovuta alla struttura stessa del filo. Sensazioni che andranno a scemare nel momento che il filo assorbe e si imbibisce dei fluidi corporei. Inserendo il filo in una zona di riferimento ed eseguendo una ecografia cutanea è possibile valutarne la presenza fisica nel sottocutaneo. Rivalutando lo stesso punto dopo tre mesi attraverso una biopsia cutanea è possibile riscontare degli effetti istologici dovuti alla presenza del filo in PDO.

Nel dettaglio istologico possiamo vedere una lieve flogosi cronica sottoepitaliale lineare. Una attività simil-riparativa nei tessuti circostanti senza infiltrato di cellule giganto-cellulari responsabili delle reazioni da corpo estraneo. L’applicazione dei fili è indicata quasi sempre in forma di maglia o rete incrociando tra di loro i fili nel sottocutaneo. Tra le sedi anatomiche più utilizzate abbiamo il viso, il collo, l’interno braccia e la radice cosce. L’utilizzo dei fili può avvenire anche in sedi particolari come il canto esterno dell’occhio e/o il prolabio per la correzione del codice a barre. In queste sedi una prima seduta con fili di PDO può rendere le rughe cutanee meno profonde e consentire un ricorso alla correzione delle stesse con acido ialuronico utilizzandone però una minore quantità.

La metodica può essere associata ad altre tecniche di ringiovanimento o bio-rivitalizzazione e la stessa tecnica può essere integrata in ogni momento aggiungendo un ulteriore numero di fili. A distanza di uno o due mesi, prima che inizi la degradazione del filo può essere utile una seconda seduta, con meno fili, al fine di sfruttare il reclutamento di altri miofibroblasti ed ottenere ancora l’azione del needling prima che inizi il vero effetto biologico del filo che viene innescato quando ha inizio la degradazione chimica del filo stesso.

Anche alcune sedi “difficili” possono giovare del trattamento con fili in PDO, in particolare sedi come il collo, le braccia e le cosce che solitamente sono scarsamente responsivi ai trattamenti Medico Estetici. Questa metodica permette di guadagnare una maggior compattezza e tono della cute riducendone la lassità cutanea caratteristica. L’osservazione nel tempo vede i risultati progredire mese dopo mese. Il grado di soddisfazione delle pazienti è elevato per quanto riguarda il tono cutaneo, la riduzione delle rughe e lassità cutanee con effetto lievemente tensore-liftante. In conclusione una bio-ristrutturazione con fili in PDO migliora e/o previene la ptosi e la lassità cutanea, rispetta la fisionomia del viso, ha una minima invasività ed è di semplice esecuzione per il Medico. In ogni caso non è una metodica in sostituzione del lifting chirurgico.