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Nuove protesi mammarie

Dr. Giovanni Turra

Bruno leverebbe la parte sulla misurazione della coppa.

La mastoplastica additiva risulta ancora oggi il primo intervento effettuato in Chirurgia Plastica Estetica. Al secondo posto tra gli interventi di rimozione protesi si colloca il “cambio di volume” dettato dal desiderio di un seno di dimensione maggiore.

Dalla circonferenza toracica noi possiamo calcolare quello che è la taglia del reggiseno, I, II, II, IV, ecc. Il volume del seno no è dato dalla taglia ma dalla coppa (a, b, c, d, ecc..). Il calcolo della coppa si estrapola dalla circonferenza del seno – (la circonferenza del torace + 12,5 cm). La circonferenza del seno si calcola all’altezza dei capezzoli e la circonferenza del torace a livello del solco mammario. Da questa operazione si ottiene un numero che darà la misura della coppa, 2,5cm coppa A, 5cm coppa B, 7,5cm coppa C, 10cm coppa D, ecc.
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L’aumento del seno ha visto nel tempo in ricorso a svariati materiali. In letteratura si riconoscono primi casi a fine ottocento con iniezioni di paraffina, negli anni 40 con silicone liquido mentre le prime protesi al silicone compaiono nel 1960 e nel 1978 le prime protesi in silicone rivestite in poliuretano. Negli ultimi anni si è poi assistito ad una variazione della capsula da più sottile a più spessa, modificazioni della superfice, dalla superficie liscia a quella testurizzata ruvida simile al rivestimento in poliuretano. Nessuna novità o cambiamento si è avvisato nel contenuto delle protesi. La novità attuale sta in una nuova tecnologia Israeliana assemblata in contenitori protesici in silicone già prodotti sul mercato da molti anni da una ditta tedesca leader nel settore. All’aumentare delle dimensioni mammarie possono essere presenti varie condizioni avverse. Con il crescere del volume si osserva una atrofia dei tessuti mammari ma anche della cute circostante con comparsa di smagliature. La caduta della mammella (ptosi) è precoce in un seno grande con annessa deformità del CAC (complesso areola capezzolo). Con l’aumento del peso si osservano degli atteggiamenti viziati muscolo scheletrici che possono portare ad algie croniche a carico del rachide cervico-dorsale.

Queste protesi sono le uniche al mondo con un peso, a parità di volume, inferiore del 30% della classica protesi al silicone. Non è necessario nessun cambio nella procedura chirurgica, i materiali sono biocompatiobili con una sicurezza comprovata degli involucri. La matrice interna della protesi è formata da gel di silicone in cui sono disperse sfere di borosilicato che risultano essere, sicure, resistenti e leggere. Tale materiale risulta avere tutti i requisiti, oltre i test standard, riguardo le caratteristiche meccaniche, chimiche e biologiche richiesti per le normative di legge vigenti. L’estrema versatilità e sicurezza di questo materiale ha permesso il loro utilizzo anche nella costituzione e creazione delle navicelle spaziali e la costituzione di sommergibili in grado di resistere alle fortissime pressioni esterne dei fondali marini. Altro vantaggio da non sottovalutare è la maggior radiotrasparenza di queste protesi rispetto alle tradizionali. La maggior radiotrasparenza può essere di aiuto durante l’esecuzione delle indagini radiologiche tipo mammogra fia. Questa nuova tecnologia applicata alla protesi mammarie presenta dei vantaggi insdiscutibili. Il gusto ed i canoni di bellezza sono variati nel tempo e se negli anni 80 si impiantavano protesi medie di 180cc oggigiorno si superano sempre i 300cc. Nel caso di aumento dimensionale secondario o nel caso di mastopessi (lift del seno) la possibilità avere protesi con un peso inferiore consente al seno di essere più resistente al fisiologico gioco della forze di gravità che tenderebbe a farlo cadere. Queste nuove protesi sono un’ arma in più per il Chirurgo Plastico per poter gestire al meglio le condizioni avverse a cui un seno ed una protesi di grandi dimensioni potrebbero andare incontro.